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Emozioni e cambiamento

La vergogna blocca. Il disagio muove.

Un intervento che tocca qualcosa di reale produce disagio. È inevitabile, ed è parte del lavoro.

C'è però una soglia oltre la quale l'effetto si ribalta, e la ricerca aiuta a collocarla.

La distinzione

La letteratura sulle emozioni morali distingue due reazioni diverse di fronte a un proprio comportamento sbagliato.

La colpa riguarda l'azione: ho fatto una cosa sbagliata. È associata a comportamenti riparativi, come scusarsi o correggere.

La vergogna riguarda la persona: io sono sbagliato. È associata più frequentemente a evitamento, negazione e ostilità difensiva (Tangney, Stuewig e Mashek, 2007).

La differenza non è di intensità. È l'oggetto: il comportamento o l'identità.

Cosa significa in aula

Un esercizio che mostra a un gruppo che le sue decisioni sono state influenzate da un fattore che non avrebbe dovuto contare produce disagio. Quel disagio è utile: apre una domanda.

Lo stesso contenuto, se comunica che le persone presenti sono prevenute, produce vergogna. E la vergogna, secondo quella letteratura, porta più facilmente alla difesa che al cambiamento.

È il motivo per cui alcuni interventi sui temi più delicati ottengono un'aula chiusa: non per il contenuto, ma per come è stato formulato.

Cosa mantiene il disagio dalla parte utile

Parlare dei comportamenti, non delle persone. "Questa decisione è cambiata in base a un dato irrilevante", non "siete prevenuti".

Mostrare dati aggregati. Il gruppo può guardare il meccanismo senza che nessuno debba difendere sé stesso.

Normalizzare senza giustificare. Il funzionamento descritto è quello del giudizio umano in condizioni di poche informazioni e poco tempo. Vale per tutti, incluso chi conduce.

Dare una via d'uscita. Un disagio che non ha sbocco diventa frustrazione. Se alla fine c'è qualcosa di concreto da fare, il disagio diventa energia.

L'errore che sembra efficace

Alzare la tensione per ottenere reazioni forti in sala.

Produce una giornata memorabile e spesso un effetto opposto: chi si è sentito messo sotto accusa difenderà quella posizione anche dopo.

Il lavoro non è far sentire male le persone. È metterle nella condizione di vedere qualcosa che prima non vedevano, senza che debbano difendersi per farlo.

Volete un intervento che apra, invece di mettere sulla difensiva?

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Fonti
  • Tangney, J. P., Stuewig, J., & Mashek, D. J. (2007). Moral emotions and moral behavior. Annual Review of Psychology, 58, 345–372.