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Emozioni e cambiamento

Le emozioni al lavoro non sono un disturbo. Sono informazione.

Nella cultura organizzativa prevalente l'emozione è qualcosa da gestire: da contenere quando c'è, da tenere fuori dalle decisioni, da non portare in riunione.

La ricerca la descrive diversamente.

Il dato

Una rassegna ampia sul rapporto tra emozione e decisione documenta che gli stati emotivi influenzano in modo sistematico il modo in cui le persone valutano le informazioni e scelgono, anche quando l'emozione non è collegata alla decisione in corso (Lerner et al., 2015).

Gli autori sottolineano un punto centrale: le emozioni non sono un elemento accessorio del processo decisionale. Ne fanno parte, che lo si riconosca o no.

Cosa significa in pratica

Che un'organizzazione che dichiara di decidere razionalmente sta decidendo anche con la componente emotiva. Semplicemente, non la osserva.

E che chiedere alle persone di "lasciare fuori le emozioni" non le elimina: le rende non discutibili.

L'emozione come dato diagnostico

In un intervento organizzativo, quello che le persone provano è spesso l'informazione più precisa disponibile.

La frustrazione ricorrente su un processo indica dove il sistema chiede qualcosa di impossibile. Il timore diffuso prima di una riunione indica come è gestito quel momento. Il cinismo su un'iniziativa indica cosa è successo alle precedenti.

Sono segnali che precedono i dati di performance, spesso di mesi.

Perché contano nel cambiamento

Perché il cambiamento di un comportamento non è un problema di informazione.

Le persone sanno cosa sarebbe giusto fare. Quello che le trattiene è ciò che provano nel momento in cui dovrebbero farlo: il timore della reazione, il disagio di esporsi, la fatica di sostenere una conversazione difficile.

Un intervento che lavora solo sul piano razionale lascia intatta la parte che decide.

Cosa non significa

Non significa fare un lavoro emotivo sulle persone, né trasformare l'aula in uno spazio di espressione personale.

Significa riconoscere che ciò che le persone provano è un dato, chiedersene la ragione, e progettare tenendone conto.

La differenza tra le due cose è sostanziale, e sta nel fatto che l'oggetto resta il lavoro, non l'intimità di chi c'è.

Volete un intervento che tenga conto di come le persone stanno, non solo di cosa sanno?

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Fonti
  • Lerner, J. S., Li, Y., Valdesolo, P., & Kassam, K. S. (2015). Emotion and decision making. Annual Review of Psychology, 66, 799–823.