Cambiare una cultura significa cambiare ciò che le persone provano.
I progetti di cambiamento culturale lavorano quasi sempre sul piano delle dichiarazioni: nuovi valori, nuove comunicazioni, nuovi comportamenti attesi messi per iscritto.
Il piano su cui la cultura effettivamente funziona è un altro.
Cosa determina davvero un comportamento
Prima di parlare in una riunione, una persona non consulta i valori aziendali. Fa una previsione, quasi sempre automatica: cosa succederà se dico questa cosa.
Quella previsione si basa su ciò che ha visto succedere ad altri, su come ha reagito il responsabile l'ultima volta, su cosa è successo a chi ha sollevato un problema sei mesi fa.
E si accompagna a qualcosa che si prova: un'esitazione, una tensione, la sensazione che non convenga.
Perché le comunicazioni non bastano
Perché non modificano la previsione.
Un'organizzazione può dichiarare che l'errore è un'occasione di apprendimento. Se l'ultima persona che ha ammesso un errore è stata messa in disparte, la previsione resta quella.
Le persone credono a ciò che vedono accadere, non a ciò che viene scritto. Ed è ragionevole.
Cosa cambia la previsione
Un'esperienza che la smentisce.
Quando chi guida ammette un proprio errore davanti al team e non succede nulla di negativo, il gruppo acquisisce un'informazione nuova. Non un messaggio: un fatto osservato.
Quando qualcuno solleva un problema e riceve una risposta esplorativa invece che difensiva, la previsione si aggiorna.
Serve che accada più volte, perché una previsione costruita in anni non cambia con un episodio. Ma è così che si muove.
Cosa significa per un progetto di cambiamento
Che i punti su cui lavorare non sono le dichiarazioni, ma i momenti in cui le persone verificano cosa è vero.
Le riunioni in cui emerge una notizia sgradita. Il modo in cui si reagisce al primo errore segnalato dopo l'avvio del progetto. Cosa succede alla prima persona che prende sul serio il nuovo messaggio.
Sono pochi momenti, e sono quelli che l'organizzazione osserva.
Il rischio
Un progetto che annuncia molto e non presidia quei momenti produce un effetto peggiore del non fare nulla: conferma, con prove nuove, che le dichiarazioni non contano.
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