"Cerchiamo qualcuno che si integri bene."
È una delle frasi più comuni nelle selezioni. Sembra ragionevole: chi arriva dovrà lavorare con gli altri, e il clima conta.
Il problema è cosa significa, in pratica, "integrarsi bene".
Il dato
Uno studio approfondito sui processi di selezione in grandi società di consulenza, banche d'affari e studi legali ha analizzato come i valutatori sceglievano davvero tra candidati tutti molto qualificati.
Il criterio decisivo, in molti casi, non era la competenza tecnica. Era la somiglianza culturale con chi valutava: esperienze di vita simili, interessi condivisi, modi di presentarsi familiari (Rivera, 2012).
I valutatori non lo descrivevano così. Parlavano di affinità, di intesa, della sensazione che la persona fosse "giusta per noi".
Perché è un problema
Primo, perché seleziona per somiglianza e non per capacità. Due candidati ugualmente competenti non hanno la stessa probabilità di essere scelti.
Secondo, perché restringe il gruppo. Un team che assume per affinità diventa progressivamente più omogeneo, e perde proprio i punti di vista che gli servirebbero per vedere ciò che non vede.
Terzo, perché è invisibile. Chi decide è convinto in buona fede di aver valutato il merito.
Cosa si può fare
Non si tratta di ignorare il contesto: la capacità di lavorare con gli altri conta davvero. Si tratta di renderla un criterio esplicito invece che una sensazione.
- Definire prima cosa serve, in termini di comportamenti osservabili: sa dare un riscontro diretto, sa lavorare con scadenze condivise.
- Chiedere le stesse cose a tutti, con domande decise prima del colloquio.
- Valutare separatamente, poi confrontare. Chi discute prima di aver scritto il proprio giudizio tende ad allinearsi.
- Diffidare della parola "feeling" quando compare in una decisione di assunzione.
Nella vostra ultima selezione, cosa significava esattamente "si integra bene"?
Volete rendere espliciti i criteri con cui decidete sulle persone?
Prenota una consulenza gratuita- Rivera, L. A. (2012). Hiring as cultural matching: The case of elite professional service firms. American Sociological Review, 77(6), 999–1022.