Il bias vede sempre gli altri.
In quasi ogni aula sui bias cognitivi succede la stessa cosa. Le persone riconoscono i meccanismi, li trovano convincenti, e pensano a un collega.
Non è malafede. È un fenomeno documentato.
Il dato
Una serie di studi ha mostrato che le persone ritengono sé stesse meno soggette ai bias rispetto agli altri. Anche dopo che il funzionamento di un bias è stato spiegato, la tendenza resta: lo si riconosce negli altri e non in sé (Pronin, Lin e Ross, 2002).
Il meccanismo proposto è questo: valutiamo gli altri da ciò che fanno, e noi stessi da ciò che sentiamo di pensare. Dall'interno, il proprio ragionamento sembra sempre ragionevole.
Perché rende difficile la formazione sui bias
Un'aula che spiega i bias fornisce a ogni partecipante uno strumento in più per interpretare il comportamento dei colleghi. Non necessariamente per rivedere il proprio.
Ed è il motivo per cui le formazioni puramente informative, in questo campo, hanno spesso effetti limitati.
Cosa cambia la situazione
Vedersi. Non sentirselo spiegare.
Quando una persona compie una scelta dentro un esercizio, e poi scopre che la sua decisione è variata in base a un elemento che non avrebbe dovuto contare, l'argomento non riguarda più i colleghi.
È un'esperienza scomoda, e per questo funziona. Ma richiede una condizione: che nessuno si senta accusato. Se l'esercizio produce vergogna, produce anche difesa.
Il secondo passaggio
Anche l'esperienza più efficace, da sola, non basta. Il bias agisce in fretta, e la buona volontà non regge alla pressione del lavoro quotidiano.
Per questo ciò che protegge davvero le decisioni sono i criteri definiti prima, le domande poste a tutti allo stesso modo, i valutatori indipendenti. Non la memoria del corso.
La prossima volta che qualcuno vi spiega un bias, la domanda utile è: quando l'ho fatto io?
Volete un'esperienza che mostri i bias in azione, senza mettere nessuno sotto accusa?
Prenota una consulenza gratuita- Pronin, E., Lin, D. Y., & Ross, L. (2002). The bias blind spot: Perceptions of bias in self versus others. Personality and Social Psychology Bulletin, 28(3), 369–381.