"Cosa sta emergendo?" Il momento che aspetto in ogni percorso.
C'è un momento, nei percorsi più lunghi, che ho imparato ad aspettare.
Non è alla fine, quando i risultati si possono misurare. Non è durante le sessioni, quando le persone sono coinvolte e presenti.
È nel mezzo. Quando qualcuno, quasi sempre in modo informale, quasi sempre fuori da un momento strutturato, si avvicina e fa una domanda che non pensava di fare.
"Cosa sta emergendo?"
La prima volta non ci ho dato molto peso. Poi ho cominciato a notare che succedeva spesso, più o meno nella stessa fase: dopo qualche mese. Quando le persone avevano capito che il percorso non sarebbe finito con una giornata. Quando avevano cominciato a credere che qualcuno stesse davvero raccogliendo ciò che vivevano ogni giorno.
Quella domanda non è una richiesta di dati.
È qualcosa di più preciso. È una persona che per la prima volta sente che la propria esperienza fa parte di qualcosa di più grande. Che ciò che vive, pensa e fatica a dire ad alta voce è stato ascoltato, raccolto, portato in superficie.
È il momento in cui le persone smettono di essere destinatarie di un intervento e cominciano a sentirsi parte di una costruzione.
Non arriva subito. Richiede tempo, coerenza, e la percezione che questa volta sia diverso dalle altre.
Ma quando arriva, è uno dei segnali più chiari che il cambiamento è cominciato.
Non nei numeri. Nelle domande che le persone iniziano a fare.
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