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Formazione esperienziale

La cornice narrativa non è decorazione.

Quando un'esperienza formativa è ambientata in un mondo inventato, una città distopica, una missione, un'azienda che non esiste, la prima reazione è spesso: perché non lavoriamo direttamente sui nostri casi?

È una domanda ragionevole, e ha una risposta precisa.

Il problema del caso reale

Chiedere a un gruppo di persone della stessa azienda di mettere in scena un conflitto reale significa chiedere loro di esporre, davanti ai colleghi, un problema con un collega identificabile.

Chi lo fa corre un rischio politico vero. E chi ascolta sa che il giorno dopo quelle persone si incontreranno in corridoio.

Il risultato è prevedibile: si sceglie un caso innocuo. L'esercizio si svolge, e non allena nulla.

Cosa fa la distanza

Una cornice inventata sposta la scena. Il conflitto c'è, la decisione difficile c'è, il pregiudizio agisce, ma nessuno sta parlando di sé.

Questa distanza permette alle persone di fare due cose che nel caso reale non farebbero: prendere una posizione netta, e sbagliare.

E dopo, nel momento di discussione, il collegamento con il proprio lavoro lo fanno da sole. Che è molto diverso dal sentirselo indicare.

Perché resta in memoria

Una narrazione tiene insieme gli elementi. Un classico esperimento sulla memoria ha mostrato che collegare il materiale dentro una storia migliora sensibilmente il ricordo rispetto a impararlo come elenco (Bower e Clark, 1969).

Mesi dopo, le persone non recuperano una regola. Recuperano la scena in cui quella regola è stata messa alla prova.

Quando invece serve il caso reale

Nella parte finale del percorso, e sul lavoro.

Il disegno più efficace è di solito questo: si allena su una situazione costruita, dove si può sbagliare senza conseguenze; si applica sul proprio contesto, dove la posta è reale.

Inventare la scena non serve a rendere l'esperienza più leggera. Serve a rendere possibile ciò che altrimenti nessuno farebbe.

Volete un'esperienza in cui le persone si espongano davvero?

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Fonti
  • Bower, G. H., & Clark, M. C. (1969). Narrative stories as mediators for serial learning. Psychonomic Science, 14(4), 181–182.