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Formazione esperienziale

Le persone ricordano la storia, non la slide.

A distanza di mesi da una formazione, ciò che resta raramente è l'elenco dei punti chiave. Resta una scena, un personaggio, una situazione in cui qualcuno ha dovuto scegliere.

Non è un caso.

Il dato

Un classico esperimento di psicologia della memoria ha chiesto a due gruppi di ricordare liste di parole. Un gruppo le imparava così com'erano; l'altro costruiva una breve storia che le collegava.

Chi aveva costruito la storia ricordava molte più parole (Bower e Clark, 1969).

La spiegazione è semplice: una narrazione collega gli elementi tra loro. Un elenco no. Recuperare un elemento collegato è più facile che recuperarne uno isolato.

Perché conta nella formazione aziendale

Un elenco di comportamenti corretti è un insieme di elementi scollegati. Una situazione raccontata, o meglio ancora vissuta, li mette in relazione: c'è un contesto, una tensione, una scelta e una conseguenza.

Quando poi, mesi dopo, la persona si trova in una situazione simile, non deve recuperare la regola numero tre. Riconosce la scena.

Cosa distingue una storia utile

Non tutte le narrazioni funzionano allo stesso modo in formazione.

  • È riconoscibile. Somiglia a situazioni che le persone vivono davvero, anche quando l'ambientazione è di fantasia.
  • Contiene una tensione. Se non c'è nulla in gioco, non c'è niente da ricordare.
  • Richiede una scelta. Le persone non guardano la storia: decidono dentro la storia.
  • Ha un punto di arrivo chiaro. Si capisce cosa ha prodotto cosa.

L'errore da evitare

Una storia usata solo come apertura, per catturare l'attenzione prima delle slide vere, aggiunge poco. Serve invece come struttura: è dentro la narrazione che il contenuto viene affrontato.

La differenza è tra raccontare una storia e far attraversare una situazione.

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Fonti
  • Bower, G. H., & Clark, M. C. (1969). Narrative stories as mediators for serial learning. Psychonomic Science, 14(4), 181–182.