La parità non è un tema femminile.
C'è un dato che si osserva spesso nelle iniziative aziendali sulla parità di genere: a partecipare sono quasi solo donne.
Incontri, gruppi di lavoro, percorsi formativi. Chi c'è, di solito, è chi il problema lo vive.
Perché è un problema
Le dinamiche da cambiare, chi parla in riunione, a chi vengono affidati i progetti importanti, come sono scritte le valutazioni, quanto costa chiedere flessibilità, coinvolgono tutta l'organizzazione.
Un'iniziativa che raggiunge solo una parte delle persone può aumentare la consapevolezza di chi già conosceva il problema. Difficilmente cambia le decisioni di chi le prende.
Cosa tiene lontani gli altri
- Il titolo. "Iniziativa per le donne" comunica a chi non lo è che non lo riguarda.
- Il timore di dire la cosa sbagliata. Molte persone restano in silenzio non per indifferenza, ma per paura di sbagliare parola.
- La percezione di essere sotto accusa. Un contenuto costruito sulla colpa produce difesa, non partecipazione.
- L'assenza di un ruolo chiaro. Chi non sa cosa gli si chiede di fare, spesso non fa nulla.
Cosa aumenta la partecipazione
Inquadrare il tema come qualità delle decisioni, non solo come giustizia: chi decide vuole decidere bene.
Chiedere comportamenti precisi. Non "sii un alleato", ma: attribuisci pubblicamente l'idea a chi l'ha proposta; fai notare quando qualcuno viene interrotto; non fissare le riunioni decisive dopo le 17.
Coinvolgere i manager come destinatari principali. È nelle loro decisioni quotidiane che la parità si realizza o si blocca.
Evitare il tono accusatorio. Non perché il problema non sia serio, ma perché l'obiettivo è cambiare comportamenti, non distribuire responsabilità.
Nella vostra ultima iniziativa sulla parità, chi c'era in sala?
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