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Inclusione LGBT+

Le micro-aggressioni non sono piccole.

Una battuta. Un commento sul modo di vestire. Una domanda troppo personale. Un "ma tu non sembri".

Prese una alla volta sembrano episodi trascurabili. Il prefisso "micro" contribuisce a sottovalutarle.

Il dato

Nell'indagine Istat-UNAR del 2022, circa otto persone omosessuali o bisessuali su dieci hanno riferito di aver vissuto almeno una forma di micro-aggressione in ambito lavorativo legata al proprio orientamento sessuale.

Il campione è autoselezionato e non rappresentativo dell'intera popolazione. Ma la diffusione del fenomeno che emerge è ampia.

Cosa le distingue

Le micro-aggressioni sono comportamenti brevi e spesso non intenzionali che comunicano, a chi li riceve, un messaggio di estraneità o di svalutazione.

Chi le mette in atto raramente vuole ferire. Spesso è convinto di fare una battuta amichevole, o di mostrare interesse.

È proprio questo a renderle difficili da affrontare: chi le riceve deve scegliere tra lasciar correre, e assorbire il costo, o intervenire, e sembrare suscettibile.

Perché contano

Perché non arrivano una alla volta. Arrivano ripetutamente, in contesti diversi, per anni.

E perché comunicano una cosa precisa: qui sei un'eccezione, e la tua vita è un argomento di conversazione in un modo in cui quella degli altri non lo è.

L'effetto sul lavoro è concreto: chi le riceve investe attenzione nel gestirle invece che nel proprio compito.

Cosa può fare chi assiste

Il punto più importante non riguarda chi le subisce, ma chi è presente.

Quando nessuno interviene, il silenzio conferma che il comportamento è accettabile. Quando qualcuno interviene, anche brevemente, il messaggio cambia per tutta la sala.

Non serve un discorso. Basta una frase breve, rivolta al comportamento e non alla persona: "questa battuta non funziona", "cambiamo argomento".

La difficoltà, per chi vorrebbe intervenire, è quasi sempre non sapere cosa dire nel momento. Ed è esattamente il tipo di cosa che si può allenare.

Volete che le persone sappiano cosa fare nel momento in cui serve?

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Fonti
  • Istat-UNAR (2023). Discriminazioni lavorative nei confronti delle persone LGBT+ (non in unione civile o già in unione), anno 2022.