Non si interpreta. Si verifica.
Dopo due conversazioni in un'organizzazione, un'ipotesi su cosa non funziona si forma da sola. È rapida, coerente, e spesso convincente.
È anche il momento più pericoloso del lavoro.
Perché la prima ipotesi è fragile
Perché si basa su poche fonti, quasi sempre quelle più accessibili: chi ha commissionato l'intervento, chi ha tempo per parlare, chi ha interesse a raccontare una certa versione.
E perché, una volta formata, tende a confermarsi da sola. La ricerca sul bias di conferma descrive proprio questo: si cerca e si ricorda più facilmente ciò che sostiene l'ipotesi già formulata (Nickerson, 1998).
Chi lavora con le organizzazioni non è immune. Un consulente con una teoria trova conferme ovunque.
Cosa cambia il metodo
La differenza tra un'impressione e una diagnosi non è la sofisticazione dell'ipotesi. È cosa si fa dopo averla formulata.
Cercare la smentita. Non altri esempi a sostegno: le situazioni in cui il fenomeno non si verifica. Se un problema è attribuito a una funzione, dove quella funzione non lo produce?
Interrogare fonti diverse. Chi ha interessi diversi racconta cose diverse. La convergenza tra fonti indipendenti è più informativa della coerenza di una sola.
Distinguere ciò che si è osservato da ciò che si è dedotto. Sono due livelli, e mescolarli produce conclusioni che sembrano più solide di quanto siano.
Mettere l'ipotesi alla prova sui numeri. Un fenomeno che riguarda molte persone si può misurare. Se i dati non la sostengono, l'ipotesi va rivista.
La triangolazione
Nella ricerca sociale, usare metodi diversi sullo stesso oggetto è una pratica consolidata: la convergenza di fonti differenti aumenta la fiducia nelle conclusioni (Jick, 1979).
Un questionario dice quanto è diffuso un fenomeno. Le interviste dicono cosa lo produce. L'osservazione mostra cosa succede davvero. Tre letture che si confermano valgono più di una lettura brillante.
Perché conta per chi compra
Perché la differenza tra un'analisi e un'opinione ben esposta non si vede nella presentazione: entrambe sono coerenti e persuasive.
Si vede in una domanda: cosa avete cercato che avrebbe potuto smentire la vostra conclusione?
Chi ha una risposta ha fatto un lavoro. Chi non ce l'ha ha raccontato la propria impressione.
Volete un'analisi che metta alla prova le proprie conclusioni?
Prenota una consulenza gratuita- Jick, T. D. (1979). Mixing qualitative and quantitative methods: Triangulation in action. Administrative Science Quarterly, 24(4), 602–611.
- Nickerson, R. S. (1998). Confirmation bias: A ubiquitous phenomenon in many guises. Review of General Psychology, 2(2), 175–220.