Il gioco troppo complicato non insegna niente.
Una proposta formativa con meccaniche elaborate, più tabelloni, ruoli multipli e regole articolate sembra più ricca. Spesso produce meno.
Il principio
La teoria del carico cognitivo distingue lo sforzo mentale impiegato per elaborare il contenuto da quello speso per gestire la forma in cui è presentato: istruzioni poco chiare, materiali dispersi, procedure complicate (Sweller, 1988; Sweller, van Merriënboer e Paas, 1998).
Le risorse mentali disponibili sono limitate. Quello che va nella gestione delle regole non va nel ragionamento sul contenuto.
Come si riconosce in aula
- Il tempo per spiegare le regole occupa una parte consistente dell'attività.
- A metà gioco qualcuno chiede ancora come funziona.
- I gruppi si fermano a discutere di procedura invece che di contenuto.
- Nella discussione finale si parla del gioco, non di quello che è emerso.
Quest'ultimo è il segnale più chiaro. Se il debriefing è occupato dal meccanismo, il meccanismo ha preso il posto del contenuto.
Cosa distingue la complessità utile
La complessità che serve non è quella delle regole. È quella della situazione.
Un gioco può avere regole semplicissime e porre un dilemma difficile: poche informazioni, poco tempo, una decisione che ha conseguenze su qualcun altro.
È lì che le persone devono ragionare, e che emerge come ragionano davvero.
La verifica pratica
Una regola empirica utile: se le istruzioni non si possono spiegare in pochi minuti, e ripetere senza guardare gli appunti, il gioco è troppo complicato per il tempo che avete.
E una domanda da fare a chi propone: quanto tempo serve per spiegare le regole, e quanto resta per giocare e discutere?
Il rapporto tra questi due numeri dice molto sulla qualità della progettazione.
Volete un'esperienza semplice da capire e difficile da risolvere?
Prenota una consulenza gratuita- Sweller, J. (1988). Cognitive load during problem solving: Effects on learning. Cognitive Science, 12(2), 257–285.
- Sweller, J., van Merriënboer, J. J. G., & Paas, F. (1998). Cognitive architecture and instructional design. Educational Psychology Review, 10(3), 251–296.